No Borders et Effimera : leurs actualités 3


Voici aujourd’hui deux articles à découvrir.

Le premier est un article en anglais, dont nous vous présentons ici la version traduite. Il présente un appel à la mobilisation (pour le moins à la réflexion) concernant les expulsions.
Le second est en italien et relate la situation à Vintimilles en ce moment.
Si vous maîtrisez l’italien en plus du français, vous nous rendriez un grand service en traduisant cet article et en nous envoyant la version traduite.

Calais Migrant Solidarity : Contre les expulsions !

Calais Migrant Solidarity est une organisation issue du mouvement « No Borders ».
Présente à de nombreux endroits où les frontières du monde provoquent des catastrophes sur le plan social et humanitaire, CMS est évidemment très active à Calais et à Vintimilles.
Voici leur appel à la mobilisation contre les expulsions et le refus de la passivité face au système mis en place par le(s) gouvernement(s).
Vous trouverez en bas de l’article quelques liens vers des organisations luttant contre les « centres d’expulsion ».

'article de Calais Migrant Solidarity
Lorsqu’il y a des annonces de vols pour le Soudan ou l’Érythrée, il y a des appels à mobilisations contre ces expulsions. Au cours des deux derniers mois, ont été mises à exécution plusieurs de ces menaces d’expulsions depuis la France vers ces pays.

Mais ce ne sont que des cas particuliers. Chaque jour, des personnes sont expulsées de France, d’Europe, et d’autres pays, que ce soit sur le chemin pour y venir ou là où elles cherchent refuge (par exemple, la Jordanie expulse vers le Soudan et le Soudan expulse vers l’Érythrée). Les avions et les bateaux utilisés pour les expulsions quittent la France pleins de personnes issues d’anciennes colonies françaises (Mali, Tunisie, Vietnam, etc.), et aussi de pays comme l’Albanie et la Roumanie. Ces personnes ne sont pas éligibles au droit d’asile, ces pays étant considérés comme “sûrs”. Beaucoup de ces personnes ont mis leur vie en danger pour venir en Europe. Leurs raisons ne devraient pas être soumises au tri entre bon-nes et mauvais-es migrant-es. Ces personnes sont expulsées quotidiennement et de manière routinière – “légalement” selon les accords de Dublin, vers d’autres pays européens – d’où elles sont ensuite poussées vers davantage d’invisibilité et de danger.

Il n’y a pas d’expulsions humaines – les expulsions sont en contradiction avec la liberté de mouvement et d’installation. Mais où sont les protestations publiques contre ces expulsions quotidiennes ? En restant silencieux-es, nous restons complices.

Beaucoup de choses peuvent jouer contre les expulsé-es, allant du manque de l’information nécessaire, de l’incapacité des membres d’associations, débordé-es ou insuffisament formées, qui travaillent dans les centre de rétention, en passant par les traductions bâclées ou des délais inadaptés. Cependant, ce ne sont pas ces choses qui expulsent – ce sont le gouvernement qui donne les ordres, la police qui les met en œuvre, et le système qui les justifie et les rend possible.

Si le système qui crée les frontières et les fait respecter par la violence – que ce soient les contrôles, les arrestations, les expulsions, les brutalités quotidiennes dans la rue, les guerres – continue à exister, nous devrons toujours réagir à des expulsions individuelles ou collectives. Nous pourrons au mieux empêcher que quelques individu-es soient expulsé-es dans des pays où il a été montré qu’ils et elles risquaient leurs vies. Mais ça ne stoppera pas la machine à expulser.

Nous dénonçons les expulsions illégales, les expulsions dans les pays en guerre, mais pas parce qu’elles sont illégales ou que les pays sont en guerre, mais parce que nous dénonçons TOUTES les expulsions !

Luttons contre les entreprises qui profitent de cette violence : compagnies d’aviation, entreprises de sécurité, centres de rétention et d’expulsion, police, États. Luttons contre les frontières !


Voici quelques groupes qui luttent contre les centres de rétention et d’expulsion :

Detained Voices: https://detainedvoices.com/
Getting the Voice Out: http://www.gettingthevoiceout.org/
Global Detention Project? https://www.globaldetentionproject.org/
Unity Centre: http://unitycentreglasgow.org/

Effimera : visite à Vintimille

Effimera est une organisation « virtuelle » composée d’environ deux cents personnes réparties à travers le monde, chercheurs et militants, attentives aux évolutions sociétales et engagées dans une observation, une réflexion et une critique d’événements sociétaux interpellant.
Certains de leurs membres sont allés à Vintimille observer le travail de MSF et porter un regard plus personnel sur l’évolution de la situation dans la ville frontalière italienne.

'article originel de Effimera en italien
Sei in Europa ragazzo… c’hai poco da ridere – di Amelia Chiara Trombetta e Antonio Curotto

#Reportage n.4 – Ventimiglia, 5 febbraio 2017

Siamo tornati a Ventimiglia, per la prima volta dopo le vacanze di Natale, insieme a due altre attiviste facenti parte dell’assemblea no-borders di Genova.
Come al solito la situazione si evolve, velocemente e costantemente, nonostante la ridotta attenzione mediatica.
Da alcuni mesi, un gruppo di MSF, costituito da una psicologa, due mediatori e un’ostetrica sono sul territorio ed incontrano i migranti, sia presso il centro della Croce Rossa, sia presso il nella Parrocchia di San Antonio.
Come prima cosa, andiamo a fare visita al bar Lo Hobbit. Si trova vicino alla stazione di Ventimiglia, ed è molto particolare rispetto a tutti gli esercizi commerciali della cittadina. Ci sono solo ragazze, ragazzi e qualche bambino, neri. Saranno una trentina. Qualcuno dorme sul tavolo, molti discutono e c’è, nel complesso, gran movimento.

Quando entriamo la signora che aiuta la proprietaria dice a un ragazzo che ride: “Sei in Europa ragazzo, c’hai poco da ridere”.

Dal 2015, la proprietaria Delia Buonanno, ospita una clientela costituita quasi esclusivamente da migranti in transito. Offre a tutti la possibilità di ricaricare i cellulari attraverso un complesso sistema di etichette con sopra le parole più disparate: “oro”, “polo”… poiché le persone in viaggio gli lasciano il telefono lì e poi lei cambia il turno dei telefoni mettendone altri e c’è bisogno che tutti vengano riconosciuti. E’ un lavoro molto impegnativo, che rappresenta l’attività prevalente mentre siamo lì. Tutti la chiamano mamma e le dicono: “il mio cellulare”… lei da a tutti attenzione, a volte risponde anche un pò bruscamente: “aspetta tesoro che finisco quest’altra cosa…”.

Riusciamo a parlarci solo dopo una ventina di minuti. È in parte calabrese, ma ha vissuto sempre in Puglia, poi qualche tempo a Ferrara, poi 5 anni in Australia. Tornati dall’Australia in nave a Genova, con tutta la famiglia, racconta, negli anni 70, per la presenza di altri parenti e per una migliore situazione economica della città, investivano i soldi messi da parte in Australia, a Ventimiglia, in quella attività commerciale.

Le diciamo che la sua parmigiana sembra fatta da gente del sud, visto che ci sono dentro le uova sode… e lei risponde: “e certo, siamo immigrati noi! E ce ne vantiamo!”. Ci spiega che la gente di Ventimiglia non frequenta più il bar, che le hanno inviato dei controlli sanitari (che però non hanno trovato nulla da eccepire alla situazione igienica), che la faranno “durare poco”… dice che le persone pensano che lei si arricchisca in questo modo, ma in realtà molti clienti prendono solo un latte e rimangono lì tutto il giorno. Soprattutto in questo periodo. Ci racconta anche che nel periodo più caldo, con una professoressa in pensione, hanno organizzato un corso di italiano tutti i giorni e che, alla fine delle ore di corso, offriva un pasto caldo a tutti.

Questo sabato, con i solidali presenti è stato organizzato un aperitivo benefit per il suo bar, con la proiezione del video “Per un uso proporzionato della forza”, prodotto con le testimonianze dei migranti e i filmati degli attivisti.

Incontriamo lì gli attivisti del “progetto 20k” e la psicologa di MSF per un breve aggiornamento. La notizia principale è quella della chiusura ai nuovi ingressi del centro della croce rossa. La cosa è giustificata dagli operatori con la necessità di effettuare dei lavori per i servizi igienici. Ci raccontano che, a partire dalla settimana scorsa, hanno iniziato a far uscire le persone migranti dal centro. Inizialmente gruppi di minori, di cui solo alcuni hanno poi trovato alloggio presso la parrocchia (perché già al completo e perché accetta solo minori di età inferiore ai sedici anni). Fondamentalmente, le persone partono, ma non entra più nessuno. Sembra che il vice-sindaco affermi che le persone rientreranno solo se si ricominceranno a vedere migranti che vivono in strada.

Ci rechiamo presso la parrocchia di Sant’Antonio. Dopo qualche difficoltà iniziale per entrare, ci viene aperto l’ambulatorio e iniziamo a vedere qualche “paziente”. In questo periodo ci sono molte persone (circa sessanta) e, come sempre, l’atmosfera è tesa. Ci sono persone che continuano a chiedere di entrare, anche minori ma i volontari della caritas dicono di non avere più posto. Inoltre un ragazzo sudanese, da noi già incontrato presso il fiume, ci dice che molti vivono ancora lungo il fiume e che le persone in strada stanno aumentando. Contemporaneamente aumentano i trasferimenti forzati, soprattutto verso Taranto. Almeno uno-due autobus al giorno, nei giorni feriali, sempre e solo della compagnia Riviera trasporti. Le persone vengono prese ovunque si trovino, anche davanti alla chiesa.

Nel pomeriggio rivediamo la psicologa di MSF. Parliamo molto dell’inesistenza di una rete per via della repressione. Delle difficoltà di questo periodo con minori allontanati dai centri che rimangono in strada, delle molte deportazioni verso Taranto (lei riferisce di aver visto persone tornate indietro anche sette volte), moltissime le persone che dormono alla stazione e con la chiusura della croce rossa non possono andare a mangiare o a lavarsi da nessuna parte. Lei riferisce di aver aperto un dialogo con le istituzioni. Ci chiede dove siano i giornalisti. Noi le spieghiamo dei report con i quali tentiamo di dare le informazioni corrette su ciò che avviene.

La serata al bar di Delia va bene perché, per fortuna, sono molti i presenti e non solo strettamente legati ai movimenti.

Il giorno dopo torniamo alla parrocchia in mattinata e abbiamo ancora più difficoltà per entrare. Solo dopo aver contattato il parroco ci viene permesso di fare le visite. Ci sono minori anche qui. Pochi giorni fa è stato arrestato un uomo residente a Ventimiglia, colpevole di abuso sessuale su minori, perpetrato con la promessa di pochi spicci. Capiamo le difficoltà di una situazione precaria e anomala come questa e promettiamo che la prossima volta avvertiremo prima di recarci nuovamente alla parrocchia.

La domenica visitiamo più persone. La popolazione è cambiata ancora, ci sono famiglie afghane anche con bambini piccoli, molti giunti attraverso la rotta balcanica, siriane, nigeriane, giovani della Costa d’avorio, della Guinea Conakry..

A ora di pranzo molti di coloro che si trovano all’esterno, ormai di tutte le strutture, si assiepano al di fuori della parrocchia e ad ognuno viene distribuito solo un bicchiere di latte e una banana.

foto

Andando via, passiamo per la stazione, dove ci sono moltissimi migranti, alcuni con coperte per terra che evidentemente dormono lì. Numerosi rappresentanti delle forze dell’ordine, compresi quelli della croce rossa.

La psicologa di MSF ci aveva detto che nella notte più di 150 persone erano in strada nonostante la pioggia intensa e i volontari della caritas gli hanno fornito delle coperte, non potendoli accogliere. Diceva inoltre che molti di loro andavano a bussare sia alle porte della chiesa che a quelle del centro della CR, senza successo.

Tra le ipotesi sulle possibili cause di questa lenta dismissione sembra ci sia la volontà di favorire l’apertura di un CIE ad Albenga. Ipotesi caldeggiata già da tempo dal presidente della Regione.

L'article d'Effimera traduit en Français, merci Mr Tagliaferri !

« Tu es en Europe mon garçon, pas de quoi pavoiser ! » par Amelie Claire Trombetta et Antonio Curotto.
Traduit de l’italien par Jean-Marc Tagliaferri (www.aid97400.re)

Reportage n° 4 Vintimille le 5 Février 2017

Nous sommes arrivés à Vintimille, pour la première fois après les vacances de Noël, en même temps que deux activistes appartenant à l’assemblée « no-borders » de Gênes.

Comme d’habitude, la situation évolue, rapidement et sans cesse, malgré le peu de suivi médiatique.Depuis plusieurs mois, un groupe de MSF, comportant une psychologue, deux médiateurs et une obstétricienne sont sur le territoire communal et rencontrent les migrants, soit près du centre de la Croix Rouge soit à côté dans la paroisse Saint-Antoine

Avant tout, nous allons rendre visite au bar « Lo Hobbit ». Il se trouve près de la gare ferroviaire de Vintimille. Et il est très spécial, relativement à tous les autres commerces de la petite ville ? Il y a seulement des jeunes filles et des jeunes gens et quelques enfants. Environ une trentaine. L’un dort, beaucoup discutent et il y a dans l’établissement beaucoup d’animation.

Quand nous entrons, la dame qui aide la propriétaire, réplique à un garçon qui rit :’tu es en Europe mon garçon, pas de quoi pavoiser ! »

Depuis 2015, la propriétaire Delia Buonanno héberge une clientèle constituée quasi exclusivement de migrants en transit. Elle offre à tous la possibilité de recharger les téléphones moyennant un système complexe d’étiquettes affublées d’inscriptions disparates : « or », « polo », puisque chaque voyageur lui laisse son téléphone qu’elle débranche et stocke quand il est chargé pour en mettre d’autres en charge, et il faut que chacun puisse reconnaître son bien. C’est un travail très prenant, qui représente l’activité principale en notre présence. Tous l’appellent maman et lui disent « mon téléphone »…. elle porte attention à chacun, même si parfois elle répond un peu brusquement : « attends trésor que je finisse autre chose «

Nous réussissons à converser seulement après une vingtaine de minutes. Elle est à moitié calabraise, mais elle a toujours vécu dans les Pouilles, puis quelque temps à Ferrare, puis 5 ans en Australie. Elle est rentrée d’Australie à Gênes en bateau avec toute sa famille, et elle raconte que dans les années 70, suite à la présence d’autres parents et à cause de la meilleure situation économique de la ville, ils ont investit l’argent économisé en Australie à Vintimille dans cette activité commerciale.

Nous lui faisons remarquer que sa salade parmesane semble faite par des gens du sud car elle contient des œufs durs…. Et elle nous répond : « eh bien oui, nous sommes des immigrés nous aussi ! Et nous nous en vantons ! » Elle nous explique que les gens de Vintimille ne fréquentent plus le bar, qu’ils ont envoyé des contrôles sanitaires ( qui pourtant n’ont rien trouvé à redire sur l’état hygiénique), qu’ils la feront « durer peu » … elle dit que les gens pensent qu’elle prend des risques en se comportant ainsi, mais en réalité, beaucoup de clients prennent seulement un lait et restent la journée entière. Surtout en cette saison. Elle nous raconte aussi que pendant la période la plus chaude, avec une enseignante retraitée, elles ont organisé un cours d’italien tous les jours, et qu’à la fin des heures de cours, elle offrait un repas chaud à tous.

Ce samedi, avec les habituels présents, a été organisé un apéritif au bénéfice de son bar , avec la projection de la vidéo « Pour un usage proportionné de la force » produit avec les témoignages des migrants et les films des activistes.

Nous rencontrons là les activistes de « Projet 20K » et la psychologue de MSF pour un court briefing. La nouvelle principale est celle de la fermeture à de nouvelles entrées au centre de la Croix-Rouge. Les opérateurs le justifient par la nécessité de travaux par les services d’hygiène. Ils nous racontent, qu’à partir de la semaine précédente,ils ont commencé à faire sortir les migrants du centre.

Initialement, des groupes de mineurs, parmi lesquels seuls quelques-uns ont retrouvé ensuite un hébergement à la paroisse, celle-ci étant déjà au complet et n’accueillant au demeurant que les mineurs de moins de 16 ans.

Fondamentalement, les gens partent et plus personne n’entre. Il semble que le maire-adjoint ait affirmé qu’il n’y aura de nouveaux accès que dans le cas où on retrouverait des migrants dormant dans la rue.

Nous nous dirigeons vers la paroisse Saint-Antoine. Après quelques difficultés initiales pour y entrer, on nous laisse y accéder et nous voyons nos premiers « patients ». En cette période, il y a beaucoup de monde (environ soixante) et comme toujours, l’atmosphère est tendue. Il y a toujours des personnes qui continuent à demander à entrer, y compris des mineurs, mais les volontaires de Caritas (ONG catholique NDT) disent qu’ils n’ont plus de place.

En outre un jeune soudanais, que nous avons déjà rencontré près du fleuve, nous dit que beaucoup vivent encore le long du fleuve et que le nombre des gens dans la rue augmente.

En même temps, les transferts forcés augmentent, surtout vers Tarente . Au moins un ou deux autobus quotidiens, les jours ouvrables, toujours et uniquement ceux de la compagnie « Riviera Transports ». Les personnes sont « raflées » où qu’elles se trouvent, y compris devant l’église.

Dans l’après-midi nous revoyons la psychologue de MSF. Nous parlons beaucoup de l’inexistence d’un réseau à cause de la répression. Des difficultés de cette période avec des mineurs éloignés des centes, qui restent dans la rue, des nombreuses déportations vers Tarente, (elle atteste avoir vu des personnes revenues sept fois), des multiples personnes qui dorment à la gare ferroviaire, et qui, avec la fermeture de la Croix-Rouge ne peuvent aller manger ou se laver nulle part.

Elle nous mentionne aussi avoir ouvert un dialogue avec les institutions . Elle nous demande où sot les journalistes. Nous lui expliquons les renseignements avec lesquels nous tentons de faire de l’information correcte sur tout ce qui arrive.
La soirée au bar de Delia va bien parce que, par chance, il y a beaucoup de présents et qu’ils ne sont pas étroitement liés aux mouvements.

Le jour suivant, nous retournons à la paroisse au matin et nous avons encore plus de difficultés pour entrer. Ce n’est qu’après avoir contacté le prêtre que nous pouvons faire la visite. Il y a des mineurs ici-aussi. Peu de jours auparavant, on a arrêté un homme résident à Vintimille, coupable d’abus sexuels sur mineurs, perpétré contre la promesse de menues aumônes.

Nous comprenons la difficulté de cette situation précaire et anormale et nous promettons qu’à notre prochaine venue nous avertirons avant de revenir à la paroisse .

Le dimanche nous visitons plus de personnes. La population a encore changé, il y a des familles afghanes, avec même des bébés, beaucoup étant arrivées via la route balkanique, syriennes, nigérianes, avec des jeunes de Côte-d’Ivoire et de la Guinée Conakry

A l’heure du repas, beaucoup de ceux qui se trouvent à l’extérieur, désormais de toutes ls structures, s’agglutinent à l’extérieur de la paroisse et chacun se voit distribuer uniquement un verre de lait et une banane.

En partant, nous passons par la gare ferroviaire, où il y a beaucoup de migrants, certains avec des couvertures par terre évidemment dorment là. Il y a de nombreux représentants des forces de l’ordre, en incluant ceux de la Croix-Rouge.

La psychologue de MSF nous avait dit que la nuit plus de 150 personnes étaient dans la rue malgré la pluie intense, et les volontaires de Caritas leur ont fourni les couvertures, à défaut de pouvoir les accueillir. Elle disait en outre que beaucoup d’entre eux allaient frapper tant aux portes de l’église qu’à celles de la Croix-Rouge, sans succès.

Parmi les hypothèses sur les possibles causes de cette lente démission, il semble qu’il y ait la volonté de privilégier l’ouverture d’un centre d’accueil à Albenga. Hypothèse corroborées jadis de temps en temps par le président de région.

Source des articles :
Calais Migrant Solidarity
Effimera


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